Dieci minuti che hanno ferito Cremona

Cambiamento climatico · Comunità

Il maltempo a Cremona del 28 agosto 2026 ha trasformato in pochi minuti un normale venerdì pomeriggio in un’emergenza. E ha lasciato dietro di sé anche una domanda: quando è il momento di fermarsi?

È raro, molto raro, che scriva di fatti di cronaca. Questa volta però è diverso, perché sono stato colpito due volte.

La prima dalla violenza dell’evento meteorologico che ha investito la città dove vivo. La seconda perché eventi estremi di questo tipo ci riportano inevitabilmente al tema della crisi climatica, che riguarda direttamente anche il lavoro che faccio.

Questa premessa è doverosa perché ci sono giornate che una città ricorda per molto tempo. Non perché siano accadute lentamente, dando il tempo di capire, prepararsi o reagire, ma esattamente per il motivo opposto: perché tutto cambia nel giro di pochi minuti.

Venerdì 28 agosto 2026 · Poco dopo le 16
Tutto cambia in pochi minuti.

Il cielo cambia improvvisamente. Quello che potrebbe sembrare l’ennesimo temporale estivo assume rapidamente tutt’altra dimensione.

Il maltempo a Cremona cambia tutto in pochi minuti

Vento fortissimo, pioggia, grandine. Una supercella temporalesca investe la città e genera un fenomeno di straordinaria intensità.

Le raffiche raggiungono circa 90 chilometri orari e la grandine cade con chicchi di dimensioni eccezionali.

Secondo le ricostruzioni meteorologiche, in circa venti minuti cade una quantità di pioggia pari a circa l’80% delle precipitazioni medie dell’intero mese.

Ma i numeri, da soli, raccontano poco. Per capire davvero quello che è successo bisogna immaginare Cremona in quei minuti.

Alberi e rami caduti sulle strade.
Tegole e coperture sollevate dal vento.
Vetri e tapparelle distrutti dalla grandine.
Tetti danneggiati e abitazioni scoperchiate.
Sottopassi e strade allagati.
Automobili colpite da grandine, rami e alberi.

La violenza dell’evento non risparmia nemmeno alcuni dei luoghi simbolo della città. La Cattedrale viene danneggiata e cede la sommità di una delle torrette. Anche il Palazzo Comunale viene colpito.

I danni si estendono però ben oltre il centro storico: abitazioni, strutture pubbliche, impianti e patrimonio verde.

90 km/h
circa, le raffiche registrate durante l’evento
43
persone arrivate al Pronto Soccorso
0
codici rossi registrati

Il maltempo a Cremona lascia un bilancio che, fortunatamente, sul piano umano non assume le dimensioni drammatiche che la violenza dell’evento avrebbe potuto provocare. Quarantatré persone arrivano al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cremona nelle ore immediatamente successive alla tempesta.

Nessuna è in condizioni gravi e non vengono registrati codici rossi. Vengono trattati soprattutto traumi provocati da cadute o dai tentativi di trovare riparo dalla grandine, con ferite in particolare alla testa e alle mani.

Approfondimento

Il tema degli eventi estremi e dell’adattamento ai cambiamenti climatici è parte integrante di un approccio più ampio alla sostenibilità. Sul sito Ustainable puoi approfondire il nostro approccio alla sostenibilità . Per il bilancio sanitario dell’evento è possibile consultare anche la comunicazione dell’ASST Cremona .

La cosa che più sorprende è che non c’è stato il tempo di fare nulla. Una manciata di minuti è stata sufficiente per trasformare un normale venerdì pomeriggio di fine agosto in una situazione di emergenza.

I numeri raccontano i danni. Ma non raccontano completamente cosa significhi vedere una città cambiare in pochi minuti.

Dopo il maltempo a Cremona, una città si rimette al lavoro

Quando il vento si calma e la grandine smette di cadere, inizia la seconda parte della giornata. Quella meno spettacolare, forse, ma molto più importante.

Vigili del Fuoco, Protezione Civile, forze dell’ordine, tecnici, operatori sanitari, volontari e personale dei servizi pubblici iniziano a lavorare per mettere in sicurezza la città.

Bisogna liberare le strade, controllare gli edifici, rimuovere gli alberi, verificare i tetti, assistere le persone, gestire la viabilità e intervenire dove ci sono situazioni potenzialmente pericolose.

È questa l’immagine di Cremona che resta dopo la tempesta: una città ferita dal clima.

Ma quella giornata non finisce qui

Mentre tutto questo accadeva, mentre le persone contavano i danni e cercavano di pulire, mentre si cercava di liberare la viabilità, c’era anche una partita di calcio da giocare.

La questione, per me, ha però poco a che vedere con il calcio. È una questione di opportunità e di rispetto.

Possibilità

Si poteva giocare.

Scelta

Ma questo significa che si dovesse giocare?

Questa, secondo me, è la distinzione fondamentale. Una cosa può essere tecnicamente possibile e contemporaneamente essere profondamente inopportuna e irrispettosa.

Una città è una comunità. E quella comunità, poche ore prima, era stata attraversata da un fenomeno meteorologico violentissimo: persone finite al Pronto Soccorso, famiglie evacuate, alberi abbattuti, tetti scoperchiati, automobili danneggiate, strade da liberare ed edifici da mettere in sicurezza.

Davanti a tutto questo, era davvero opportuno giocare una partita di calcio?

Secondo me esistono momenti nei quali una comunità dovrebbe essere capace di stabilire una gerarchia delle priorità.

A onor del vero, una delle risposte più significative è arrivata dai tifosi: una parte del tifo organizzato ha deciso di non entrare allo stadio, in segno di solidarietà e rispetto verso la città colpita.

Rinviare una partita non avrebbe sistemato le automobili, rialzato gli alberi o riparato i tetti.

Ma avrebbe potuto dire una cosa: la comunità viene prima.

Maltempo a Cremona: sostenibilità significa anche scegliere

Si può essere o meno d’accordo con me sulla questione della partita. Va bene comunque. Credo sia importante che ognuno abbia la propria opinione e la rispetto.

Allo stesso tempo c’è una cosa che ripeto nei miei speech e negli incontri di consulenza: la sostenibilità è un percorso di consapevolezza e di scelte.

Una scelta può essere sostenibile

E, a volte, bisogna scegliere di fermarsi.